Viaggio tra i tifosi – Liverpool

Continua la rubrica che racconterà la storia dei supporters delle 20 squadre di Premier League.

La tifoseria che andremo a conoscere oggi è quella del Liverpool.

You’ll never walk alone, non camminerete mai soli, è senza dubbio uno dei cori da stadio più famosi nel mondo, ed è il coro che da decenni si alza forte e chiaro dagli spalti dell’Anfield Road, lo stadio in cui i Reds, come sono chiamati i tifosi del Liverpool, sostengono la propria squadra.

Tantissimi campioni negli anni più gloriosi della società, dagli anni 60 agli 80 del secolo scorso, si sono sentiti stimolati a dare il massimo dai cori che arrivavano in particolare dalla Kop, la celebre gradinata cuore del tifo del Liverpool, che prende il suo nome da una ripida collina del Sudafrica dove all’inizio del ‘900 si svolse una battaglia tra truppe dell’esercito inglese, provenienti in gran parte da Liverpool, e truppe dell’esercito boero, che vide i britannici uscire sconfitti.

Liverpool e i suoi abitanti si sono sempre sentiti un po’ ai margini, sia culturalmente sia geograficamente, riversando sulla propria squadra di calcio un sentimento di appartenenza totale. Meta di tanti emigranti dalla Scozia e dall’Irlanda e città capace di assorbire culture di ogni provenienza, Liverpool non si è mai sentita completamente integrata con il resto dell’Inghilterra, tanto è vero che non è raro trovare tra i suoi abitanti chi esibisce con orgoglio magliette con la scritta “Scouse not English”.

La sua storia più che centenaria inizia dall’abbandono da parte dei cugini dell’Everton dell’Anfield Road a causa di un costo di affitto ritenuto eccessivo e dalla decisione del proprietario del terreno di fondare un nuovo club, il Liverpool Football Club appunto. Dopo un avvio positivo in termini di vittorie, l’ultimo titolo conseguito nel 1947 decretò invece l’inizio di un declino che sarebbe terminato solo con l’arrivo di un allenatore scozzese, Bill Shankly, che negli anni 60 avrebbe costruito le basi della squadra capace di dominare in Inghilterra e in Europa per tre decadi, e proprio a lui è dedicata una statua davanti allo stadio.

Tra il 1963 e il 1990 la squadra di Shankly e poi del suo vice Paisley e in seguito di Fagan e Dalglish, vinse qualcosa come 13 titoli di Inghilterra, 4 Coppe di Inghilterra, 4 Coppe di Lega, 8 Charity Shields, 2 Coppe Uefa, 1 Supercoppa Uefa e ben 4 Coppe Campioni, mentre sugli spalti le generazioni si succedevano e la Kop cantava le canzoni di un gruppo di Liverpool che sarebbe diventato famoso nel mondo, i Beatles.

La squadra di Liverpool si faceva conoscere in tutta Europa per le sue vittorie, ma i suoi tifosi si facevano conoscere soprattutto per le loro intemperanze, e i gruppi di Hooligans crescevano anche a Liverpool come nel resto dell’Inghilterra.

Il primo dei due eventi tremendi che coinvolsero i tifosi del Liverpool fu quello del 1985 a Bruxelles, quando nella finale di Coppa Campioni contro la Juventus, prima dell’inizio dell’incontro un gruppo di sostenitori sfondò l’inadeguato cordone di polizia cercando lo scontro con i tifosi avversari che, nel tentativo di fuggire, finirono schiacciati sotto un muro dello Stadio Heysel che non resse alla pressione. Persero la vita in 39 con oltre 600 feriti e la conseguenza fu che, oltre a non poter di fatto giocarsi quella finale, il Liverpool ed il resto delle squadre inglesi vennero escluse a tempo indeterminato dalle Coppe Europee, provvedimento su cui influì probabilmente anche la strage di pochi giorni prima avvenuta a Brandford in una partita di terza divisione, durante la quale si scatenò un incendio che fece ben 56 vittime.

Il secondo evento spaventoso che vide i tifosi del Liverpool tristemente protagonisti fu la strage allo stadio di Hillsborough, a Sheffield, avvenuta durante una semifinale di FA Cup tra i Reds ed il Nottingham Forest, 4 anni dopo gli avvenimenti dell’Heysel.
In seguito all’esclusione dalle Coppe Europee i tifosi partecipavano numerosi alle trasferte della FA Cup e un gran numero di fan del Liverpool andò a Sheffield trovandosi ai cancelli ancora in coda a pochi minuti dall’inizio della partita. Per evitare problemi la polizia prese la sciagurata iniziativa di aprire i cancelli e lasciare che migliaia di tifosi si incanalassero nel tunnel che portava al settore dove erano già stipate alcune migliaia di sostenitori dei Reds. Non rendendosi conto di cosa stava accadendo la partita ebbe regolarmente inizio, ma dopo 5 minuti fu sospesa per un’invasione di campo da parte di alcuni tifosi che scavalcarono la recinzione per sottrarsi allo schiacciamento che si stava verificando. Con un’altra sciagurata iniziativa la polizia caricò questi tifosi aumentando il livello di caos finché la pressione sui tifosi già dentro lo stadio provocò la morte per schiacciamento di 96 persone, di cui 79 con meno di 30 anni.

Questa tragedia fu per anni imputata dalla polizia agli hooligans distorcendo i fatti riportati ai media e modificando le testimonianze, agevolando così di fronte all’opinione pubblica la repressione messa in atto dall’allora primo ministro Margaret Thatcher. Solo a Settembre del 2012, il primo ministro David Cameron, dopo un’indagine lunga tre anni e capeggiata dal vescovo di Liverpool, il reverendo James Jones, che passò in rassegna più di 400mila pagine di documenti, scagionò i tifosi del Liverpool e chiese scusa ai parenti delle vittime per le menzogne e per il comportamento della polizia.

Di lì a poco le nuove regole imposero di rendere gli stadi sicuri con solo posti a sedere e l’ultima partita di fronte alla Kop così come il mondo l’aveva conosciuta per anni fu il 1 Maggio del 1994, quando prima della partita tra Liverpool e Norwich venne reso omaggio a tutti gli eroi di quegli anni eccezionali e Gerry Marsden, che con i suoi Pacemakers aveva reso famosa la canzone simbolo dei Reds, si portò al centro del campo cantando insieme a tutto lo stadio “You’ll Never Walk Alone”. La Kop però è ancora viva e vegeta ed ogni anno, il 15 aprile si svolge la commemorazione delle vittime di quella strage e qui si trova anche un orologio sempre fermo alle 15.06, l’ora in cui venne sospesa la partita all’Hillsborough.

Sono passati molti anni da quei tragici fatti, il Liverpool è tornato a vincere in patria ed in Europa, ed è ormai parte integrante del cosiddetto “calcio moderno”, con la sua proprietà americana e i campioni portati all’Anfield a suon di milioni di sterline, ma l’anima dei suoi tifosi continua a essere la stessa e se entrate in un pub come ad esempio il Flat Iron potrete trovare chi sarà in grado di raccontarvi la storia dei Reds e dei tanti che da queste parti “non cammineranno mai da soli”.

 

Prossimo appuntamento con i tifosi del Manchester City

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