Viaggio tra i tifosi – Cardiff

Continua la rubrica che racconterà la storia dei supporters delle 20 squadre di Premier League.

La tifoseria che andremo a conoscere oggi è quella del Cardiff.

Dopo la retrocessione dello Swansea dello scorso anno, i tifosi del Cardiff sono rimasti gli unici a rappresentare il Galles in Premier League dopo esserci approdati per la prima volta nel 2013.

E proprio a Settembre del 2013 che l’incontro ravvicinato con i “cugini” alle corse di cavalli di Newbury si trasformò in una rissa che prometteva tempi movimentati di convivenza tra i tifosi dei due club gallesi nella massima serie.

La rivalità non si limita ai tifosi dei due club, ma investe entrambe le città sia a livello politico sia a livello culturale, con Cardiff accusata di essere la destinataria della maggior parte degli aiuti economici a scapito del resto del Galles.

La crisi dell’epoca thatcheriana, con la chiusura di molte miniere che avevano sede proprio in Galles, ha poi accentuato la rivalità, dando spazio al fenomeno degli hooligans che hanno continuato a fronteggiarsi per decenni.

Nel 1988 un gruppo di tifosi del Cardiff in trasferta al Vetch Field fu letteralmente buttato a mare dai rivali dello Swansea, mentre nel 1993 si scatenò una guerriglia al Ninian Park, il vecchio stadio del Cardiff, tra i tifosi di casa e gli ospiti a suon di invasioni di campo e lancio di seggiolini.

Le maggiori preoccupazioni per i Bluebirds, soprannome dei tifosi del Cardiff derivante dallo stemma della squadra con un tordo blu al centro, sarebbero però arrivate da vicende societarie. Nel 2010 infatti gli enormi debiti contratti costrinsero la proprietà a cedere la maggioranza al magnate malese Vincent Tan.

L’intervento finanziario del nuovo proprietario garantì la salvezza societaria, ma ebbe comunque un costo, quando nel 2012 decise di ridisegnare lo stemma della squadra, evidenziando il dragone e modificando gli storici colori sociali da blu a rosso.

Le motivazioni alla base di questo cambiamento date dal patron Tan furono la necessità di utilizzare un colore, il rosso, più facilmente “spendibile” sul mercato orientale, ma per molti tifosi fu interpretato come un attacco alla propria identità e iniziarono una battaglia che portò nel 2015 a riportare il blu sulle maglie della squadra e ridisegnare lo stemma con il vecchio Bluebird in primo piano, mantenendo però il rosso per la divisa da trasferta ed introducendo un piccolo dragone orientale al posto del classico dragone gallese.

Bluebirds forever quindi, ma con un occhio di riguardo per le dinamiche commerciali del calcio del terzo millennio.

 

Prossimo appuntamento con i tifosi del Chelsea

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