Viaggio tra i tifosi – Brighton

Continua la rubrica che racconterà la storia dei supporters delle 20 squadre di Premier League.

La terza tifoseria che andremo a conoscere è quella del Brighton & Hove Albion.

Brighton e Hove sono due città dell’East Sussex tenute insieme da una legge del 1992 e soprattutto dal club di calcio nato nel 1901.

Il soprannone Seagulls (Gabbiani) ci parla di questa città di mare situata sulle coste della Manica e famosa per il Brighton Palace Pier, un molo inaugurato nel 1899 e sede di giostre, bar, ristoranti e sedie a sdraio per ammirare la vista sul mare.

La squadra di calcio non vanta un particolare palmares, avendo vissuto il suo periodo migliore a cavallo degli anni 80, quando militò in First Division ed arrivò anche in finale di FA Cup contro il Manchester United perdendola nella ripetizione. Lo stesso anno la squadra retrocesse e dovette attendere fino al 2017 per il ritorno nella massima serie.

Ciò nonostante la squadra ha sempre avuto un nutrito numero di supporter che hanno scritto anche un pezzo di storia del tifo britannico dimostrando, come sosteneva l’ex presidente Dick Knight, che “è possibile lottare contro gli affaristi e i manipolatori e sopravvivere”.

Gli affaristi e i manipolatori a cui si riferiva Knight erano i suoi predecessori Archer e Stanley che nel 1993 rilevarono il club gratis promettendo i fondi necessari per evitare la liquidazione e la conseguente retrocessione dal calcio professionistico a quello dilettantistico, ma che si rivelarono interessati solo ai soldi, trascurando completamente le sorti del club.

Quando misero in vendita il Goldstone Ground ad un costruttore di supermercati, lo storico stadio che ospitò le partite del Brighton dal 1902 al 1997, per una cifra pari a 7 milioni di sterline, dopo averne spese 50 per l’acquisto del club e senza avere un’alternativa per l’anno successivo, probabilmente non si aspettavano che la reazione dei tifosi sarebbe stata così vasta e determinata.

Le invasioni di campo, i picchetti ai supermercati Focus DIY di proprietà di Bill Archer, le marce attraverso Londra e persino una manifestazione sotto l’abitazione del proprietario del club, a 400 km di distanza da Brighton, furono il modo in cui i tifosi dimostrarono il loro disgusto per l’operazione finanziaria che stava decretando la morte della loro squadra.

Ma ciò che fece veramente la differenza fu l’organizzazione di una giornata di supporto ai tifosi del Brighton, denominata Fans United, che vide l’arrivo in città per assistere alla partita contro l’Hartlepool di delegazioni di tifosi da tutta l’Inghilterra, compresi gli arci-rivali del Crystal Palace, e anche da alcuni paesi europei, ognuno con i colori della propria squadra, a portare la propria solidarietà e a chiedere che il Brighton non sparisse dal calcio professionistico.

Da lì in poi iniziò la risalita del club che tra alti e bassi e sempre con il supporto dei propri tifosi ritornò in Championship nel 2011, anno dell’inaugurazione del nuovo Falmer Stadium, alla cui cerimonia di posa della prima pietra prese parte anche il dj Fatboy Slim, famoso tifoso dei Seagulls.

E nel 2017 il ritorno in Premier League e il coronamento di un sogno iniziato 20 anni prima.

 

Prossimo appuntamento con i tifosi del Burnley.

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