Viaggio tra i tifosi – Arsenal

Oggi iniziamo la prima puntata della rubrica che racconterà la storia dei supporters delle 20 squadre di Premier League.

La prima tifoseria che andremo a conoscere è quella dell’Arsenal.

Tutti sanno che i giocatori della squadra londinese vengono spesso appellati col termine Gunners, ma il termine con cui si identificano i supporter di questa squadra di North London è invece Gooners, ed intorno alla sua origine vivono differenti racconti.

Il più accreditato è quello per cui il nome derivi da una delle Firm (i gruppi di tifosi organizzati) molto attiva nel mondo hooligan degli anni ’70, la Goon Squad ovvero la squadra dei violenti, motivo per cui gli avversari iniziarono a chiamarli i Gooners e questo appellativo si è poi esteso a tutta la tifoseria. Qualcuno però data la nascita della Goon Squad agli anni ’80, quando avrebbero preso il nome da un ritornello del brano Fashion di David Bowie “We are the goon squad and we’re coming to town.”

Ad ascoltare le parole di alcuni “vecchi” tifosi invece pare che questo nomignolo fosse stato coniato dai loro acerrimi nemici del Tottenham, storpiando la parola Gunners, per sminuirne la pericolosità.

C’è anche un’altra storia, molto meno avvincente, secondo la quale il termine Gooners deriverebbe semplicemente da un’alterazione della pronuncia, così come dalle parti di Newcastle la pronuncia Geordie ha fatto diventare la “Town Army” la “Toon Army”

In ogni caso, quale che sia l’origine del loro nome, i tifosi dell’Arsenal sono tanti, quasi 100 milioni sparsi in tutto il mondo secondo una rilevazione del 2001. La pagina Twitter ufficiale conta quasi 13 milioni di followers, mentre quella Facebook arriva a sfiorare i 38 milioni.

Il più famoso sostenitore dell’Arsenal è una nonnina che ha da poco superato i 90 anni, Sua Maestà la Regina Elisabetta II, supportata in famiglia anche dal nipote Harry. Ma vanta supporters famosi anche fuori dalla Famiglia Reale, come i musicisti Roger Waters e Mike Jagger, gli attori Colin Firth e Hugh Laurie, e molti altri ancora.

Proprio Colin Firth è stato il protagonista di un film tratto dal bestseller autobiografico di Nick Hornby “Febbre a 90°”, in cui l’autore, grandissimo tifoso dell’Arsenal fin da piccolo, racconta la propria storia di tifoso intrecciata alla vita quotidiana, fino al giorno magico del 1989 in cui Michael Thomas interruppe con il suo gol al Liverpool un’attesa di 18 anni, riconsegnando la vittoria della Premier alla squadra di North London.

Indimenticabili le parole del protagonista Paul durante un litigio con la fidanzata Sarah:

Sarah: È solo un gioco, Paul!
Paul [urlando]: Non mi dire così! Per favore, è la cosa peggiore! La più stupida che uno potrebbe dire! Perché mi sembra evidente che non sia solo un gioco. Sì, insomma, se lo fosse pensi forse che me ne fregherebbe così tanto? Eh? Diciotto anni! Dico, diciotto anni! Tu lo sai che cos’è che desideravi diciotto anni fa? Oppure dieci? O cinque? Fare la vicepreside in una scuola della zona nord di Londra? Ne dubito. Non avrai desiderato qualcosa tanto a lungo. E se l’avessi fatto, se avessi passato tre mesi a pensare che finalmente, finalmente stavi per ottenerla e quando pensavi di avercela ecco che ti viene portata via. Insomma non importa che cos’è: una macchina, un lavoro, un Oscar, il bambino… allora capiresti come mi sento stasera. Ma non è così, tu non capisci quindi…

La rivalità principale dei tifosi dell’Arsenal è ancora oggi con i tifosi dell’altra squadra di North London, il Tottenham Hotspur, al punto che nel 2002 i Gooners inventarono la festa del St Totteringham’s Day, ovvero il giorno in cui veniva raggiunta la matematica certezza di finire il campionato davanti agli Spurs, cosa avvenuta puntualmente per 22 anni fino al 2017, quando la sconfitta per 2-0 nel North London Derby interruppe il festeggiamento.

Un’altra accesa rivalità è quella con un’altra delle squadre di Londra: il Chelsea.
In questo caso non si tratta di una rivalità geografica, infatti a differenza del Tottenham, il Chelsea non occupa la parte Nord di Londra, ma piuttosto la parte Ovest.
La rivalità nasce dalla differente percezione dell’immagine dei due club, l’Arsenal infatti è considerata la squadra dell’Establishment in Premier League, con una lunga storia di successi, 13 titoli e 13 FA Cup, mentre il Chelsea è visto come la squadra dei nuovi ricchi e prima dell’avvento di Abramovich vantava un solo titolo, ma ora si è avvicinato ed ha anche un Palmares internazionale migliore grazie alla storica Champions League vinta nel 2012 e alla Uefa dell’anno dopo.

Curiosamente i due club Arsenal e Chelsea sono però legati tra loro in una vicenda che è il motivo per cui l’Arsenal non è mai stato promosso in Premier League. Nel 1919 infatti la Premier League, che ancora si chiamava First Division, decise di passare da 20 a 22 squadre, ma invece di bloccare la retrocessione dei due peggiori club e promuovere i due migliori della Second Division, grazie all’intervento del potente presidente dei Gunners dell’epoca, venne salvato solo il Chelsea, mentre l’altra squadra, il Tottenham, venne fatta retrocedere (e da lì nacque la rivalità) e venne ripescato l’Arsenal seppur fosse arrivato quinto in Second Division, per non meglio specificati meriti sportivi.

I tifosi dell’Arsenal sono anche famosi per essere molto polemici e logorroici, nessun altro club di Premier ha un numero così elevato di riviste amatoriali in cui si parla sempre e solo di Gunners.

Se fate un salto a Londra vi consigliamo di visitare The Armoury, il negozio ufficiale dove potete trovare tutto il merchandising della squadra, dopo di che potete andare ad assistere a un match all’Emirates, lo Stadio tanto voluto da Danny Fiszman, uno dei maggiori azionisti dell’Arsenal ora scomparso. E se avete voglia di cantare vi suggeriamo di andare nel REDSection, il settore più rumoroso dello Stadio.

Troverete anche il famoso Clock End, l’orologio che ha segnato per tanti anni il tempo all’Higbury, lo stadio storico dell’Arsenal, e che era divenuto anche il punto di riferimento per gli “incontri” con i tifosi rivali, al punto di venire tatuato sul braccio di più di un tifoso storico.

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